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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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17° Concorso di narrativa Arcade TV Aurora Cantini premiata

              17° Concorso di narrativa Arcade TV Aurora Cantini premiata

Associazione Nazionale Alpini Sezione di Treviso

Gruppo Alpini di Arcade

Premio Letterario di Narrativa

“Parole intorno al fuoco”

dal tema “La Montagna e le sue genti, i suoi soldati, le sue storie di ieri e di oggi”

In collaborazione con la la Presidenza Nazionale ANA, Regione Veneto- Provincia di Treviso – Comune di Treviso – Comune di Arcade

Concorso di narrativa Parole intorno al fuoco

Concorso di narrativa Parole intorno al fuoco

La foto gallery della Cerimonia di premiazione
http://www.alpiniarcade.it/img/parole/2012/album_2012.htm

Inverno sull'altopiano di Aviatico

Inverno sull’altopiano di Aviatico, silenzio bianco sulle Orobie

17° Concorso di narrativa

L’elenco dei vincitori e segnalati e i testi dei racconti premiati

http://www.alpiniarcade.it/premio/17edizione.htm

RACCONTO SEGNALATO

“La mia anima nel vento delle Orobie”

di Aurora Cantini

“Sono nato negli anni Sessanta in una valle incuneata come un graffio di roccia tra le Orobie Bergamasche, nella contrada Porta, frazione a monte di Carona, un gruppo di case addossate le une alle altre a guardia e portale dell’alta Valle Brembana. I miei occhi di bambino hanno giocato con i profili del Monte Cabianca a est e del monte Pegherolo a ovest, imponenti sopra il cielo, unica compagnia al rumoreggiare del torrente Brembo nelle sue rapide irrequiete. L’austero Arera incombeva su di me e io, aggrappato ai rami più alti degli alberi di ciliegie selvatiche, sognavo di evaporare via da lì come un’aquila in volo, come i caprioli inghiottiti dal folto fogliame. A quindici anni non ne potevo più di stare qui, sepolto tra le montagne come la neve che si accumula nei lunghi e freddi mesi invernali.” (…)

 

I MONDI DI LIT, I cavalier, l'armi, l'onore antologia di racconti vincitrice Aurora Cantini

I MONDI DI LIT, I cavalier, l’armi, l’onore antologia di racconti vincitrice Aurora Cantini

“I Cavalier, l’armi, l’onore” Antologia a cura de I Mondi di LiT

Associazione Culturale Lux in Tenebra

Ogni anno l’Associazione Ludico-letteraria LiT propone un concorso per racconti fantastici ambientati nei mondi fantasy.
I tre vincitori, i Cavalieri che dominano la prima parte dell’antologia, hanno presentato racconti diversi tra loro, ma legati da una visione comune che è quella di una forte critica alla guerra. Attraverso il tema obbligato della GUERRA i nostri vincitori hanno parlato di Pace, della ricerca, della necessità e della possibilità della Pace.
I Tre autori sono AURORA CANTINI con il racconto LUCE D’INVERNO, ILARIA TUTI con IL PIANTO DELLA TERRA, MAURIZIO VICEDOMINI con LA FUGA.
Buona lettura con LiT, l’Associazione Lux in Tenebra

Il volume può essere richiesto a:
[email protected]
Per maggiori informazioni:
http://associazione.luxintenebra.net/index.php?IdP-189
Sito ufficiale: Associazione Culturale Ludico-Creativa LiT
gioco di ruolo – scrittura creativa – web community
www.luxintenebra.net

I BAMBINI E I LIBRI

Per spiegare il piacere di leggere, vorrei riportare alcune riflessioni di un’alunna delle scuole primarie:

“Quando sfioro con la punta del dito la copertina di un libro mi sembra di sentire delle voci all’interno di quelle scatole fatate, quando scorgo quelle tre parole “C’era una volta”, mi sembra di ritrovarmi all’interno di un romanzo, di provare dei sentimenti puri, grazie ad una poesia che ormai fa parte di me, mi pare di volare sopra ad una distesa di acqua lucente, o di nuotare in un abisso sperduto.

I miei libri fanno parte di me, mi immergo fino in fondo alle storie coinvolgenti. Quando il protagonista del libro è felice, a me viene il batticuore, quando arrivano scene di paura io mi sento mancare il respiro.

Quando finisco un libro che ho tanto amato, in cui ho fatto infinitamente parte, sento come una ferita al cuore, perché non posso più vivere in quel mondo magico e spettacolare… Io amo i miei libri, sono come degli amici che mi tengono compagnia, dei ricordi infiniti, delle anime dalle mille avventure, dei tesori inestimabili che ti fanno sognare.” (Sofia)

Nel video ad ANTENNA2TV

la vita contadina sotto la Cornagera narrata nel libro

“Lassù dove si toccava il cielo”

il video su Antenna2TV

LASSU' DOVE SI TOCCAVA IL CIELO -Amora e la vetta della Cornagera nell'agosto 1955, solo poche case, la chiesa e il cimitero sul pendio-

LASSU’ DOVE SI TOCCAVA IL CIELO -Amora e la vetta della Cornagera nell’agosto 1955, solo poche case, la chiesa e il cimitero sul pendio-

Il paesino di Amora e la vetta della Cornagera fotografati nell’agosto 1955, solo poche case, la chiesa a mezza costa e il piccolo cimitero solitario sul pendio. Narrare i contadini di un tempo non lontano, con la gerla sulle spalle e  i covoni sparsi lungo il pendio, narrare i bambini degli Anni Cinquanta con le cartelle usate come slitta nella neve, le interminabili Processioni e il dutrinì, narrare le donne sfiorite a quarant’anni, chine sul paiolo della polenta, col rosario in mano e il cestino delle uova. Narrare…

INCIPIT

“Amora negli anni cinquanta era divisa in due contrade, ancora oggi abbastanza distinte: una appena sotto la Cornagera, l’altra più in basso, a incombere sull’abitato di Bondo Petello, cui si giungeva tramite uno sterrato assai praticato, che nell’altro senso prima di proseguire per Aviatico in una strada carrozzabile, si collegava ad Amora Alta con una mulattiera a gradoni. Nel mezzo, come un giudice imparziale tra campi coltivati su morbidi pendii, la chiesa parrocchiale di San Bernardino e poco sotto il cimitero. Di fronte la nera cintura del Misma e sullo sfondo il profilo degli Appennini. Il tutto in precario equilibrio sul verde dei prati. Bastava allungare le dita e sembrava di toccare il cielo. (…)

Il mio primo ricordo risale a quando avevo circa quattro anni. Nei mesi invernali tornavano in paese i numerosi giovani emigranti, che avevano trovato lavoro in Svizzera come muratori e carpentieri, oppure in Francia come minatori, vignaioli o mietitori; erano festeggiati al pari degli eroi, loro che avevano superato le montagne e visto luoghi e persone distanti anni luce dall’umile mondo contadino. Questi ritorni erano eventi quasi magici, con storie raccontate mille e mille volte fino a notte fonda nelle stalle dell’una o dell’altra famiglia e con doni per tutti, originali e sorprendenti. Io ricevetti il mio primo pezzo di cioccolato svizzero, che mi portai in tasca a lungo, mangiucchiandolo parsimonioso per timore che finisse presto. Ma una notte un topolino rosicchiò il fondo della stoffa, attirato anch’esso dal dolce profumo e al mattino, nel percorrere il sentiero verso il prato, mi accorsi che la tasca era vuota. Piansi tutte le mie lacrime per quel dono perso, così prezioso. Nel maggio successivo, come quasi tutti i bimbi a quell’età, imboccai per la prima volta il tracciato che conduceva a Predale, per andare a raccogliere il fieno “in da àl”, nella valle, dove era dislocata una penzana di proprietà di un abitante di Amora Bassa, che ci permetteva di tenere le mucche in affitto. (…)”

(Brani tratti dal libro di narrativa sulla civiltà contadina di montagna  Lassù dove si toccava il cielo Edizioni Villadiseriane, 2009)

DAVANTI AL PRESEPE

Amsterdam

Amsterdam

L’ANGELO
In quella notte di dicembre in Palestina ben pochi viandanti erano in viaggio. Tra coloro che proseguivano troviamo i due sposi di Nazareth. Stanchi e infreddoliti, sentivano crescere dentro mille dubbi e interrogativi sul compito gravoso che li attendeva, mentre gli zoccoli incespicavano sui ciotoli della pista carovaniera. Possiamo immaginare i loro sguardi guizzanti e impauriti lungo i contorni in ombra delle colline, possiamo sentire la morsa di angoscia che attanagliava il respiro. Ma su tutto regnava l’attesa di qualcosa di immenso e incomprensibile.

IL CENSIMENTO
Anche i legionari romani si muovevano in quelle ore, pieni di dubbi sul valore del Censimento e rimpiangendo il calore della caserma a Gerusalemme. Anch’essi stranieri in una terra straniera, valorosi eppur fragili dietro la loro corazza di silenzio.

LA LOCANDA
Il momento più drammatico del cammino di Maria e Giuseppe resta il loro tentativo di ospitalità alla locanda di Betlemme. Il luogo di incontro diventa il simbolo del rifiuto verso chi è debole o straniero. E’ facile quindi associare la Sacra Famiglia alla famiglia emigrante: quella dei nostri nonni, con la valigia di cartone chiusa con lo spago, e quella del nostro tempo, con il rumore degli spari negli orecchi, ancora più sola in questo nostro muoversi frenetico.
Per questo Gesù scelse come luogo di incontro e amicizia un posto senza porte e senza confini: l’immensità del mondo, la terra degli uomini.

LE LAVANDAIE
Lungo il cammino di Gesù troviamo molte figure di donna e queste sconosciute lavandaie sono tra le più dolci: nel crepuscolo della terra di Palestina esse per prime videro riflettersi nell’acqua le gocce lucenti della magica Stella. Chissà con quale tremore quelle mani screpolate e ruvide strinsero i panni bagnati, per poi sollevarsi gocciolanti verso il fulgido richiamo, mute di suppliche e desideri, ancora pronte a cullare e fasciare il più piccolo degli indifesi.
E mentre le agili mani sfioravano l’acqua, piccole perle calde scesero a impreziosire i bianchi camicini come pegno d’amore materno e devoto fino al dolore della Croce.

Il Massiccio della Presolana

Il Massiccio della Presolana, sentinella sul Mondo.

I PASTORI
Alcuni pastori osservavano dalle rupi il passaggio dei forestieri lungo le immense praterie steppose della regione di  Betlemme, a mezzanotte. Si trovavano nella più completa solitudine, induriti da una vita di intemperie, vagabondi negli affetti, solitarie presenze in un mondo severo e sferzato dal vento. Non chiesero spiegazioni agli strani eventi di quella Notte, ma offrirono aiuto senza riserve, nel modo più completo e totale. Dietro la scorza ruvida e taciturna brillava la tenerezza più morbida.

I BEDUINI
Alcuni nomadi venuti dalle terre del Sinai si spostavano seguendo il miraggio di una fuga dalla povertà. Impolverati e stanchi cercavano un sogno di speranza al loro vagabondare senza tregua. Nei loro sguardi si raccoglie tutta la desolazione dei profughi di ogni tempo, sperduti ma sempre pronti a riprendere il cammino.

IL DORMIENTE
V’ era un anfratto poco fuori la città dove i viandanti trovavano sollievo. Anche Maria appariva provata dal lungo viaggio e desiderava stendersi a riposare. Le fecero posto nel piccolo spazio tra le rocce, ma quando le sue mani si posarono sul volto di chi in silenzio attendeva la nuova alba, lieve il suo tocco alleggerì ogni pena e confortò ogni cuore, perchè, anche se tacita,  aveva ascoltato le loro invocazioni.
In cambio offriva a tutti gli uomini ciò che aveva di più caro: Suo Figlio.

Le ultime cascine contadine in Valle Camocco, sotto Ganda, altopiano di Aviatico

Le ultime cascine contadine in Valle Camocco, sotto Ganda, altopiano di Aviatico

I TAGLIALEGNA
Accanto al giaciglio col bambino alcuni taglialegna accesero un fuoco: subito il chiarore s’irradiò ad avvolgere il Neonato addormentato. Gli uomini intanto osservavano con occhi sgranati il mistero che si presentava loro e che scaldava i loro cuori e le loro menti come un fuoco acceso. Questi semplici taglialegna scoprirono che il loro fuoco di legna aveva trovato sublime corrispondenza con il fuoco dell’anima scaturito da Dio.

IL FORNAIO
Le mani del fornaio richiamano l’idea della purezza . Sono l’anello che lega il chicco di grano all’uomo e portano vita, offrendo pane. Anche Gesù userà sempre il pane quando vorrà esprimere i suoi messaggi più profondi. Il pane deposto vicino a Maria racchiudeva il sapore della fatica e della gioia, il gioco di un bimbo che cresce, il pianto di chi ha fame, l’amore di Dio. Nulla si perde, tutto si stempera nell’eternità del Cristo.

I CONTADINI
I contadini che quella Notte offrirono i loro pochi cibi a Giuseppe avevano sulle spalle il ritmo delle stagioni, i semplici gesti della vita quotidiana, la capacità di adattarsi al mutare degli eventi, e quella di conservare intatto il valore degli affetti, delle cose care. Essi, con la loro offerta, volevano esprimere l’antico legame di solidarietà del mondo contadino e rinfrancare un uomo sperduto ma saldo nel suo impegno più grande.

IL CIABATTINO
Alcuni tra i mestieri più diffusi al tempo di Gesù erano il ciabattino o il fabbro, che rappresentati nel presepe di ogni tempo, sono l’emblema del lavoro solitario. Nello spazio ristretto di un locale, chini  sugli attrezzi, forgiavano e creavano piccoli capolavori, silenziosi ed attenti nel loro compito. Proprio dal silenzio scese fino al cuore quel richiamo dolce che solo una coscienza di pace può sentire; scese sfiorando delusioni di ogni giorno; scese fino in fondo inebriando i loro occhi di immagini meravigliose, rendendo questi uomini liberi nell’anima, liberi davvero. Il Bambino Gesù aveva parlato solo a chi era riuscito a sentire la sua voce leggera: la voce del silenzio.

IL CASALE
Nel passato le strade, acciottolate e fangose, erano percorribili solo a dorso d’asino o con i carretti. I viandanti sapevano però di poter contare sull’ospitalità della gente dei casali sparsi lungo i pendii o nelle vallate. Il fuoco sempre acceso scaldava i cuori e le menti, avvolgeva come una calda coperta quegli uomini induriti dalle fatiche e gli sguardi legavano al mondo i solitari giorni di chi era perso.

Trieste, Presepe di Luci

Trieste, Presepe di Luci

I MAGI
Nella gelida notte della Palestina apparvero in lontananza tre stranieri. Erano partiti pieni di incertezze, guidati soltanto da un effimero miraggio e dalle parole scritte da chi era morto ormai da tempo. Ma il loro destino è tracciato: porteranno luce all’uomo nuovo, speranza al figlio perduto, rinascita al seme gettato. Si inginocchieranno e onoreranno il loro unico agognato angelo, il solo che potrà alleviare il loro inquieto vagare come stella, la sola Stella per inquieti viandanti del tempo.

Ecco il link diretto con la Gallery delle immagini dal sito di Bergamasca.net:

Davanti al Presepe

La Valle Seriana dalla vetta della Cornagera

La Valle Seriana dalla vetta della Cornagera

Presentazione del libro di narrativa

“Lassù dove si toccava il cielo”

di Aurora Cantini,

il racconto della vita contadina di ieri

Introduce  la poetessa Margherita Bonfilio

Rovetta Bergamo

Aperitivo con l’autore

INCIPIT

“Scrivevamo con l’inchiostro e il calamaio, in cui veniva intinto il pennino. I banchi, alti e con il sedile agganciato al ripiano tramite sbarre di ferro, avevano un foro apposito per contenere la bottiglietta, ma i danni erano frequenti. A primavera riuscivamo a creare l’inchiostro schiacciando dei grandi fiori blu, chiamati Spade di San Pietro, però il risultato sulla carta lasciava molto a desiderare.

Autorità indiscussa era il parroco, don Arturo Ruggeri, che sovente interveniva a regolare gli animi; oppure si affidava la scolaresca ad una aiutante, la sorella della maestra, una zitella chiamata “Gioanì”. In un’occasione ero stato mandato fuori dall’aula con la mia compagna di birichinate Evi, ma dato che la scuola si trovava proprio a lato del sagrato da cui partiva la mulattiera che scendeva ad Amora Bassa, avevo pensato bene di ritornarmene a casa ed ero andato nei prati ad aiutare mia madre. Inutile dire che i miei genitori furono subito convocati dal parroco e dalla maestra, con grande agitazione di mia madre. I  pochi compiti venivano svolti nella stalla, su una panca accanto alle mucche, che spesso rovinavano gli scritti con i loro liquidi. (…)

La domenica era dedicata al catechismo,“ol Dutrinì”, che si svolgeva durante i Vespri del pomeriggio. Mentre gli adulti ascoltavano le predicazioni in chiesa, noi bambini eravamo affidati alle ragazze più grandi che, in casa del parroco, ci istruivano sui dogmi della fede. Da poco nell’osteria del paese aveva fatto il suo ingresso la prima televisione in bianco e nero, e le comiche di Stanlio e Olio attiravano tutti i paesani. I più intraprendenti tra noi ragazzi riuscivano a imitarli, esibendosi in pubblico, così durante uno dei “Dutrinì” io e il mio amico Bruno demmo sfoggio delle nostre abilità. Il chiasso e le risate furono avvertiti anche nel silenzio della navata. In un battibaleno il parroco, dal pulpito, si fiondò oltre la porticina che, tramite alcuni gradini, portava direttamente nella casa parrocchiale e fu davanti a noi. Acchiappò me e il mio compagno per le orecchie e ci portò davanti all’altare dove ci fece rimanere immobili, con le mani sotto le ginocchia, fino al momento della benedizione. Sentivamo gli occhi degli adulti pungerci la schiena come spilli, mentre il parroco continuava la funzione.

Diventare chierichetto era un’ambizione che però aveva anche un aspetto gravoso: la messa all’alba, alle cinque e mezza, prima dell’inizio dei lavori nelle stalle o nei campi. Questo voleva dire alzarsi alle quattro e mezza, incamminarsi per salire a piedi fino alla chiesa, passando davanti al cimitero, che creava non poche paure in noi bambini a causa delle storie di fantasmi raccontate nelle sere d’inverno nelle stalle, servire messa, poi ridiscendere a far colazione, prendere la cartella e risalire alla chiesa, partecipare alla messa delle otto, quella degli scolari, dopodiché recarsi a scuola. D’inverno, col “frècc che l’pèlaa zó la pèl del mostàss“, cioè che pelava la pelle del viso, tra i ciottoli ghiacciati e il buio che ancora avvolgeva il mondo, era micidiale. (…)

(Brani tratti dal libro  Lassù dove si toccava il cielo)

Baita nella neve sulla strada verso Ganda, Altopiano di Aviatico

Baita nella neve sulla strada verso Ganda, Altopiano di Aviatico

27 racconti di altrettanti autori emergenti,

selezionati da un Concorso indetto dal forum Creativity Station,

per raccontare i vari aspetti del Natale.

Tante voci diverse e un unico scopo,

affermando come la Parola, detta o scritta,

sia la voce del futuro.

 

Tra i racconti selezionati, anche “LA LEGGENDA DELLA COLLINA INCANTATA” di AURORA CANTINI
Roberto Sonaglia dice nella sua motivazione: “Una fiaba con un messaggio sociale e uno di umanità, compresa la tematica della persistenza dell’amore oltre la morte (il giglio bianco). Molto ben scritta.”

INCIPIT

“Ogni sera nonno Riccio racconta che nell’angolo più nascosto di una casetta sui colli bergamaschi, alla base della vecchia credenza di pino, viveva, ormai da sette secoli-luce, una bambina.

Alia, questo il nome della piccina, ricordava bene come era capitata laggiù: durante la corsa di Primavera della Scuola di Prato Rugiadoso aveva inavvertitamente urtato una delle compagne, facendola inciampare proprio nei suoi rossi riccioli e mandandola gambe all’aria tra le risate dei presenti. La vecchia e altera Fata del Mandorlo in Fiore, Runa, non aveva creduto a una sola delle sue accalorate giustificazioni.

 -La tua impertinenza, Alia, ha superato ogni limite. E’ la prima volta in millenni di storia che capita un episodio così vergognoso. Pertanto sarai punita!  Io ti condanno a vivere nel mondo degli uomini. Partirai domattina all’alba, sul primo raggio di sole.

E così Alia era finita proprio lì, nella casa del boscaiolo Armando e di sua moglie Marika. Lui era burbero, ma aveva un cuore d’oro: come quella volta che aveva allevato due cuccioli di volpe, con l’ intento di venderli al mercato, per poi lasciarli liberi. Per Alia erano stati i primi amici. Si afferrava al loro soffice pelo e si faceva trasportare qua e là. In quei momenti riusciva perfino a dimenticare  Prato Rugiadoso e la nostalgia che ne aveva. Della signora Marika invece le piaceva la pelle delicata e morbida. A volte, la notte, si rincantucciava tra il cuscino e il lenzuolo, e lì rimaneva ore e ore, a dormire e a sognare, cullata dal suo respiro caldo, avvolta nei  suoi capelli.

Ma c’erano momenti in cui il piccolo cuore di Alia sembrava si spezzasse a metà: capitava quando scopriva Marika piangere inginocchiata accanto ad una minuscola culla, in solaio. Doveva esserci stato un bambino in quella casa, un tempo. Dove fosse ora, questo Alia non lo aveva scoperto, sapeva però che la sua mancanza faceva soffrire terribilmente Marika. (…)”

Per le informazioni complete sull’eBook ecco il link:

http://it.calameo.com/books/000792764e8167e044d02

UNDICI SETTEMBRE

in una poesia il ricordo delle vittime dell’attentato alle Torri Gemelle

ORA CHE I GIORNI CADONO
(Cosa è rimasto dopo l’Undici settembre)

Ora che i giorni cadono
uno dopo l’altro come foglie accartocciate
e dimenticate dal tempo,

ora che i giorni si perdono
come bambini nelle nebbie del giardino,

sul guanciale di un uomo
rimane solo l’impronta di un corpo,
per sempre svanito
dietro lo sguardo chiuso.

Ora che i giorni cadono
come ballerine senza più scarpette

potremo noi
chiedere perdono a coloro che,
sospesi nel vuoto,
per un attimo,
hanno benedetto i nostri affannosi passi
prima di consegnarsi al cielo?

(Aur Cant)

(Poesia terza classificata al concorso letterario

“Ariodante Marianni 2009”, Borgo Ticino)

Il Concorso

TRA PAROLE E POESIA

Il romanzo dedicato alle vittime delle Torri Gemelle

IL ROMANZO

Ho provato ad immaginare i sentimenti di coloro che rimasero imprigionati nelle Torri attraverso un romanzo “Come briciole sparse sul mondo”, che spero uscirà nel 2012. Il dramma delle due Torri raccontato attraverso gli occhi di una giovane italiana, Luisella. Ecco alcuni passaggi:

“ORE  9.15  DENTRO LA TORRE NORD

Dalla zona centrale del piano giungevano frammentarie notizie, che rendevano ancora più drammatica la realtà. Si faceva strada la consapevolezza di essere senza speranza.
Molti si erano resi conto che l’impatto dell’aeroplano aveva fatto crollare i corridoi delle trombe delle scale, escludendo a chi si trovava sopra la possibilità di fuga. (…)
C’era chi si spostava di continuo oltre le porte, fino agli accessi, come sperando di veder spuntare qualcuno, chi si passava una mano tra i capelli, chi sistemava ininterrottamente gli occhiali o girava in tondo, riflettendo. Chi era seduto su una sedia o per terra. Due ragazze bionde si erano tolte le scarpe e stavano sedute appoggiate ad una parete.

Alcuni  ragazzi distribuivano delle bottigliette d’acqua. Valigette, portadocumenti, zainetti, borsette accantonate a mucchietti negli angoli. Il mormorio di voci rendeva tutto come sospeso, in attesa. Ma erano straniti e sgomenti, senza saperlo stavano già dicendo addio al mondo.
Gli occhi si puntavano irrimediabilmente verso il maestoso grattacielo dirimpetto.
Si vedevano puntolini colorati fare capolino tra le colonne grigie, nella parte sovrastante la fascia incendiata. Apparivano, scomparivano, poi tornavano a riapparire. Cerchiolini rosa, i volti di tanti.
Ad un certo punto si intravide qualcuno sporgere nel vuoto un bimbo, nel tentativo di farlo respirare e forse tenerlo lontano dal calore insopportabile degli incendi. (…)

ORE 9.20 DENTRO LA TORRE NORD

Continuavano a vedersi i volti dei superstiti nella Torre Sud che spuntavano come formichine oltre il bordo.
Poi figurine intere, a torso nudo, forse per il calore, rossi a macchie, che si ammassavano tra le lamiere e gli squarci, sopra e sotto la fascia degli incendi.
Si aggrappavano gli uni agli altri, si appoggiavano alle colonne mozzate che si ergevano simili a spuntoni giganteschi, sembravano osservare il cielo.

CHE COSA AVRANNO IMMAGINATO?

Che cosa stavano immaginando? Erano tanti, guardavano in giù, verso altre figurine ai piani sottostanti, che sporgevano le mani e sembravano chiamarli, chinavano il busto in avanti, sembravano ascoltare parole mai dette, tracce di storie mai raccontate.
Emergevano tra il fumo grigio che, come nebbia, li avvolgeva, un sudario per le tristi ore a venire.
Chiedevano soccorso affacciandosi sul bordo dello squarcio, agitavano le braccia, si sporgevano più che potevano. Ma che cosa potevano fare, se non attendere?
E poi, come per un tacito accordo, un balzo nel vuoto, un corpo si fiondò giù, in pantaloni bianchi, e un altro, pantaloni neri, messo composto, le mani sui fianchi, dritto come un fuso. Ancora un altro, sembrava un poco più anziano, sui sessant’anni, braccia e gambe aperte, faccia in giù, come pronto a rimbalzare sui tappeti elastici. In successione a due, a tre, mano nella mano, avvinghiati. Giovani, anziani.

(AURORA CANTINI, Dal romanzo  Come briciole sparse sul mondo Aletti Editore)

Araberara COME BRICIOLE SPARSE SUL MONDO

Cesare Marcassoli, Nembro, e il suo 11 Settembre

Cesare Marcassoli, Nembro, e il suo 11 Settembre

 

16° CONCORSO LETTERARIO PAROLE INTORNO AL FUOCO

 “Genti, soldati e amanti della montagna: storie e problemi di ieri e di oggi”

Racconto segnalato

NELLE PAROLE CANTA IL VENTO”,

la memoria dell’antico borgo di Predale ritorna alla luce nelle storie del passato contadino

INCIPIT

“Irene sapeva di essere in ritardo, ma le sue gambette di bambina di nove anni non le permettevano di correre più veloce. A saltelli discese il ripido sentiero che dalla borgata di Predale l’avrebbe condotta alla contrada di Amora Bassa, da qui avrebbe risalito la mulattiera principale per quaranta minuti fino al sagrato della chiesa, poi finalmente sarebbe stata in classe.
Aveva saltato la messa degli scolari (chissà che predica il parroco alla mamma!) e sicuramente la maestra l’avrebbe richiamata davanti a tutti gli altri compagni. Ma proprio non aveva potuto abbandonare il vitellino nato durante la notte, e la sua adorata mucca, la “Ardida”, meritava un po’ di coccole.
Schivando le pozze fangose che intralciavano il passo, residuo di alcuni giorni di pioggia, raccolse una fascina di ramaglie mentre proseguiva spedita. Era ottobre, la stufa in fondo all’aula era già accesa a causa dei primi freddi e ogni alunno aveva il compito di rifornirla quotidianamente di legna, come era d’uso negli anni Cinquanta sulle montagne della Val Seriana, nella bergamasca.
A un tratto Irene si arrestò, stupita. Vicino al ponticello di legno che sovrastava il torrente Valgua (in verità solo due assi appoggiate dal nonno Mas-cio per l’attraversamento), posto a monte del pianoro della riva, stava una bambina.
Era ritta davanti all’acqua, come in preghiera. I capelli neri scendevano sciolti e lisci sulle spalle, quasi una mantellina sopra il vestitino di flanella a fiori, stretto al corpicino infreddolito. Non dava segno di averla sentita arrivare e non mosse né volse il viso.
Molte volte i vecchi la sera nella stalla raccontavano di streghe e apparizioni nei boschi pronti a ghermire i viandanti solitari, ma lei sapeva che erano solo storie e non ne era spaventata, o perlomeno non molto.
Sapeva, per esperienza, che era normale per un bambino di montagna muoversi da solo nei campi o nei boschi per svolgere le varie mansioni e nessun adulto si sarebbe mai preoccupato di che cosa potesse capitargli o dei pericoli che avrebbe incontrato; semplicemente si diventava grandi in fretta in montagna e lei stessa a cinque anni aveva percorso per la prima volta da sola il sentiero che portava nella valle sopra gli strapiombi, per raccogliere fieno per i conigli. Sapeva anche che poteva costare caro rubare legna al proprietario di un bosco, anche se quel bosco in particolare apparteneva allo zio “Stefen”.
Avanzò cauta ma decisa fino ad affiancare la sconosciuta. Poi la guardò. Il viso della bimba, di un bianco candore come di latte, era devastato dalle lacrime che scendevano a fiotti lungo le guance e bagnavano il colletto dell’abituccio.
Ma nessuna voce, nessun lamento in quel dolore senza tregua. Le due bimbe si guardarono fisse per alcuni interminabili minuti, l’una devastata dall’angoscia, l’altra consolatrice e pietosa.
Poi dal campanile della chiesa di Ama scoccarono le otto e trenta e Irene trasalì. Anche la sconosciuta si riscosse ma Irene stava già scappando via, terrorizzata dal ritardo. Con un balzò fu oltre il torrente e si fermò su un piede, voltandosi a guardare indietro. La bambina alzò la mano e Irene sparì oltre la curva, senza fiato.
Eccoti, finalmente”. La maestra girò la testa al rumore della porta che si apriva e squadrò la ritardataria.
“Mi perdoni, signorina maestra. La nostra mucca ha figliato e così…” In quella vita di fatica e privazione i bambini potevano riposarsi solo a scuola.
Mentre svolgeva con diligenza i vari compiti assegnati alla sua fascia d’età e controllava i bambini della prima classe a lei affidati che imparavano a sillabare, continuava a ripensare allo strano incontro.
Una mattina in classe entrò il parroco. Si avvicinava la festa della Madonna del Rosario e i preparativi coinvolgevano tutti gli abitanti del paese. I bambini aiutavano gli adulti a stendere i paramenti o nella vestizione della statua, lucidare gli ottoni e i candelabri, andare di casa in casa a raccogliere le offerte, spazzare, pulire, spolverare candele e moccoli, sistemare i fiori e ghirlandare il paese.
Mentre i compagni lo osservavano in silenzio, don Arturo si scostò e con le mani trasse davanti a sé qualcuno che stava dietro la sua veste. Era la bambina del torrente.
Indossava lo stesso vestitino, i capelli raccolti in un fazzoletto e il visetto pallidissimo e serio. Tutti la osservavano a bocca aperta da tanto che era bianca.”(…)

IL CONCORSO

♠ Il link per la lettura completa del racconto:

Il racconto segnalato

♠ Il link con la graduatoria finale:

http://www.alpiniarcade.it/premio/16edizione.htm

♠ Il link della cerimonia di premiazione:

La premiazione

 L'antico borgo di Predale, ormai quasi scomparso, come era negli anni Settanta, sotto Ama, altopiano di Selvino AviaticoLA TESI DI LAUREA DI MARCO GUALANDRIS

RIPORTA IN VITA LA COMMOVENTE STORIA DEL BORGO

http://www.youblisher.com/p/179613-Villaggi-dimenticati-Potenzialita-del-recupero/

L’antico borgo di Predale, Valle Seriana, Orobie Bergamasche, sotto la Cornagera, nella metà degli Anni Sessanta del secolo scorso era pieno di famiglie e di vita.

PER APPROFONDIRE

Se si vuole curiosare anche nell’Edizione 2012 del 17° Concorso Letterario

ecco il link: 

Parole intorno al fuoco 2012

 

 

 

Nota critica London Accademy, Giallo Italiano per Aurora Cantini

Nota critica London Accademy, Giallo Italiano per Aurora Cantini

GIALLO ITALIANO:

selezione di racconti

Three Crowns Internazional Publishing Company – London

Questa è la motivazione riferita alla MENZIONE INTERNAZIONALE conseguita dal racconto “Una goccia d’acqua sognando il cielo” di Aurora Cantini: Giallo Italiano, classifica finale

Nel 2009 il racconto è risultato vincitore del premio letterario Italia Medievale Philobiblon, concluso con la premiazione  presso lo Spazio Eventi del Mondadori Multicenter Milano. Per approfondire seguire il Link: Italia Medievale

IL COMMENTO AL RACCONTO

Commento dell’amico Danilo Zezza sulla pagina Facebook:  La Recensione
“Mi attrae molto l’idea che le sorti di un paese possano dipendere da una ragazzina che nella sua debolezza fa risiedere la sua immensa forza, mi attira il fatto che nella sua dolcezza possa sopportare la fatica di una missione, arrivando sfinita e gelata. Analogia suprema di come nelle piccole cose si nasconda una grande forza, è tutto ben raccontato nel dettaglio. L’ambientazione e collocata nel medioevo, nelle terre bergamasche. Colpisce in maniera molto sottile  la tempestività con la quale il personaggio di Adalberto aiuta Aqualis, il  modo in cui la protegge stringendola a sé, traendo quasi potenza nel contempo per la difesa del suo villaggio, l’idea del racconto si forma già alle prime righe quando leggendolo pare di percorrere i rilievi, con i guanti, sentendo freddo, vedendo gli alberi pieni di neve. Aqualis ormai sola superstite del suo villaggio intraprende una missione molto dura, portare un messaggio per salvare altre vite: l’altruismo con il quale lo fa, è sorprendente e prega infondendo il coraggio all’interno del cuore di un paese che altrimenti sarebbe caduto inerme sotto la campagna di Barbarossa.
Con un colpo di fortuna il villaggio riesce a salvarsi, e tutto questo è dovuto ad una bambina che da sola e audacemente si è incamminata verso un destino incerto e duro.
Acqualis sparisce dopo la battaglia, nulla si sa più di lei, ma come un segno, una luce, viene ritrovato uno scrigno con dentro un fermaglio. Forse Aqualis non è mai esistita, forse è il frutto della speranza di tutti gli uomini, e della voglia di riscatto dovuta alla paura con la quale la gente aveva perso la vita. O forse era un dono del cielo. Questa piccola Bambina con il cuore da leone, è un eroina, consacrata come tale per tutte le genti che verranno.
Il testo è pervaso di una densa poesia, quasi celeste, raccontato con padronanza, ci sono senz’altro dei cenni storici, con il quale l’autrice impregna il racconto, l’amore verso la sua terra che traspare, che pressoché riesce a colpire attraverso le righe. Un racconto con alla base una storia forte e  forte è il modo con la quale la si affronta,  alla fine guardando il cielo, un ricordo confuso vago e persistente di Aqualis, accompagnerà gli abitanti di quel villaggio per il resto delle loro vite. Nella gioia e del dovere assunto a protezione della loro amata terra.”

(Danilo Zezza)

Baitella sotto la Presolana Bg

Baitella sotto la Presolana BERGAMO

IL MIO PENSIERO

Quando ho immaginato la piccola Aqualis che arrancava nella neve, avevo negli occhi un paesaggio come questo, infinito e desolato. Su tutto la maestosità della Presolana. L’imbrunire invernale scende sul pendio, sembra quasi di vedere le orme della piccola Aqualis.

Il pendio innevato a Songavazzo, Alta Valle Seriana, Bg

Il pendio innevato a Songavazzo, Alta Valle Seriana, Bergamo

LA FIABA

UNA GOCCIA D’ACQUA SOGNANDO IL CIELO

“Erano i primi giorni di dicembre. Il freddo pungente penetrava attraverso i vestiti della bimba, che, stanca e ormai provata dal gelo, arrancava lungo il fianco della montagna. A stento si intravedeva ancora la sottile striscia del sentiero. Aqualis però sapeva dove cercare. Il suo compito era arduo, non c’era un istante da perdere.
Gli scarponcini di pelle di volpe affondavano nella neve ammucchiata dal vento ai lati del costone roccioso, le manine si appoggiavano ai bassi rami che sferzavano il viso, gli occhi lampeggiavano rivolti verso l’alto, più su, fin dove il crepuscolo si scioglieva nel profilo del rilievo e poi oltre il passo. Instancabile arrancava sbuffando, il respiro rantolante e sommesso, quasi sibilante tra le volute di vapore dell’alito. Intorno solo il silenzio. Ancora per poco. Ogni tanto stringeva a sé la minuscola sacca di velluto che le pendeva al fianco, per assicurarsi che il prezioso messaggio fosse ancora al sicuro, custodito nel piccolo cofanetto chiuso da un fermaglio. Non poteva assolutamente essere smarrito.
Finalmente ecco la cima. Ansimando la bimba si appoggiò ad un masso e lo sguardo spaziò oltre la vallata. A est nebbie basse coprivano il monte Cornagera e la catena delle Prealpi. Poco sotto lo spartiacque davanti a lei stava accucciato un villaggio imbiancato: Selvino. Il fumo che usciva dai comignoli si mescolava alla nebbia e creava un velo offuscato dal buio imminente.
Aqualis si scrollò di dosso la neve e risoluta intraprese la discesa per giungere alle prime case. Coloro che la videro sbucare dal sottobosco pensarono ad un’apparizione e fuggirono. Ma le donne si accorsero subito che la figurina che leggera avanzava era solo una bimba, candida e perlacea nel chiaroscuro della sera. Dall’abitazione centrale si affacciò il capovillaggio che in due falcate aveva già raggiunto ed agguantato la piccola prima che cadesse al suolo, portandola subito all’interno. (CONTINUA…)

 

150° UNITÀ D’ITALIA

Presentazione del libro

LASSÚ DOVE SI TOCCAVA IL CIELO

la vita contadina di ieri sotto il monte Cornagera

nella metà degli Anni Sessanta del secolo scorso

(Edizioni Villadiseriane)

INCONTRO CON L'AUTORE: Aurora Cantini Libreria Mondadori Lovere

DOMENICA 31 LUGLIO 2011, ORE 17.30
LIBRERIA MONDADORI LOVERE

Lungolago Piazza 13 Martiri

Moderatore  il giornalista Pasquale Sterni

Per l’occasione all’esterno visibile

mostra di oggetti della quotidianità contadina

della montagna bergamasca

Accesso libero

Mondadori Lovere, Aurora Cantini

LA PRESENTAZIONE A ROMA

Edizioni Villadiseriane, Aurora Cantini

Il libro è stato presentato anche a Roma,

nel palazzo dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi

presso lo Spazio Bergamo della Provincia

I RICONOSCIMENTI

Opera MEDAGLIA D’ORO al 3° concorso di narrativa e poesia “Le montagne narrate”, nella Sala dei Balli di Palazzo Sertoli a Sondrio. Organizzazione CAI SEZIONE Valtellinese di Sondrio, Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università, della Ricerca e Ufficio Scolastico Regione Lombardia

PER SAPERNE DI PIU’ SUL LIBRO

Antenna2TV,  Il video

Aperitivo con l’autore

Aperitivo con l’autore, Rovetta -Bergamo-, Il video

DOVE TROVARE IL LIBRO

Il libro è prenotabile in tutte le librerie,

oppure direttamente sul sito della Casa Editrice:

Edizioni Villadiseriane

LA TRAMA DEL LIBRO

INCONTRO CON L'AUTORE: Aurora Cantini Libreria Mondadori Lovere

INCONTRO CON L’AUTORE: Aurora Cantini Libreria Mondadori Lovere

 L’opera, patrocinata dalla Provincia di Bergamo, dal Comune di Aviatico e dalla Banca Credito Cooperativo Valle Seriana, narra in una forma rigorosamente veritiera la vita di tutti i giorni tra gli anni ’50 e ’75 nella contrada Amora Bassa e Predale, lungo i sentieri dell’Altopiano Selvino – Aviatico, comprendendo anche le altre frazioni Ama e Ganda. Voce narrante è un bambino, che giorno dopo giorno ha raccontato la storia della sua famiglia e quella degli uomini e delle donne che hanno strappato ad una terra avara le magre risorse per una vita di dignitosa povertà, per rendere pubblico un patrimonio che è di tutti, che accomuna noi bergamaschi, una memoria storica e culturale dei piccoli borghi che stanno scomparendo.
L’opera, suddivisa in 66 capitoli in riferimento alla quotidianità del tempo in un percorso cronologico (il fieno, la legna, la stalla, “ol dutrinì”, la scuola, le feste e tradizioni, il letame, le mucche, la mulattiera, i giochi, la casa, “ol fenér”, le “tribüline”, il formaggio…), offre al lettore anche la visione di oltre 300 fotografie (vedute di paesaggi, cartoline d’epoca, immagini di gente e pietre antiche, scorci di mestieri e vita, oggetti recuperati dall’oblio degli angoli di stalle e fienili).

Il rastrello e la gerla, attrezzi della vita contadina della montagna bergamasca

LE RECENSIONI

♠ Nota critica a cura di Gianluca Bonazzi, Presidente C.A.I. Sezione Valtellinese Sondrio  per il Concorso di Narrativa Edizione 2009, MEDAGLIA D’ORO RACCONTO PRIMO CLASSIFICATO
La narrazione, essenziale e come depurata dal filtro del tempo trascorso, diventa lo sguardo esistenziale del bambino protagonista, in un’aderenza fedele alla verità dei vissuti, radicati nella realtà umana della montagna di cinquant’anni fa, e nell’ancor più profonda verità dell’uomo, che nella società postmoderna stentiamo rintracciare. Con un linguaggio privo di sbavature retoriche, il racconto dà voce ai sentimenti legati a un mondo in cui si intrecciano il disagio della solitudine, la vita intesa come una lotta da condurre fino in fondo, l’amore per gli animali compagni della vita di campagna quasi scritto nei geni, la naturale tendenza ad evitare ogni ripiegamento su di sé, il sentimento mistico della presenza del padre sempre nel cuore, insieme a tutti coloro che hanno dimorato in quella terra, a cui si promette fedeltà.
Ad un tratto la svolta simbolicamente contenuta nella vendita delle mucche: gli studi interrotti al raggiunto limite dell’obbligo, il lavoro duro nell’aspro ambiente montano e poi, non meno duro, quello di manovali, prima da pendolari fino all’emigrazione, che spezza un vincolo dolce e doloroso con la propria terra, ma non taglia le radici che ci fanno uomini, capaci di comprendere che è possibile toccare il cielo, ancora “lassù”, se ne può avere quasi la certezza.”

♠ Commento critico di Rosanna Velori, insegnante ed operatrice nel  campo dell’educazione.

“Il titolo stesso, prima ancora di avere letto il libro, trasmette un senso di nostalgia, quel senso di distacco dal tempo presente che dà il ricordare vissuti lontani, che, anche se difficili, anche se faticosi, ti sono rimasti nel cuore. Mano a mano che la storia della vita semplice della Comunità di Amora si snoda nei vari capitoli, si percepisce un tessuto sociale di intensi affetti nelle relazioni familiari, di parentela e di vicinato; vissuti di difficoltà affrontati con l’accettazione degli eventi, che ha in sé non la rassegnazione ma la forza della Speranza. Un ringraziamento all’autrice Aurora Cantini per il grande tributo che, attraverso i ricordi del marito Oliviero, vero protagonista di questo libro, ha dato, non solo alla Comunità di Amora, ma anche, e soprattutto, alla MEMORIA di un tempo “tragico nella sua povertà, crudele nei suoi affanni”, come il protagonista stesso lo definisce.” (Rosanna Velori, villeggiante di Amora, Altopiano di Selvino Aviatico)

“Ol penàcc” e “ol bidù dol làcc” oggetti di vita antica del mondo contadino bergamasco

LE VOCI DEI LETTORI

Qui le parole di chi ha letto il libro:

Le voci dei lettori

L’APPROFONDIMENTO

Anche i 4 fratelli Carrara, Combattenti nella Prima Guerra Mondiale, vengono citati nel libro “Lassù dove si toccava il cielo”, qui il link per l’approfondimento:

I 4 Fratelli Carrara, Combattenti e Caduti nella Grande Guerra

I 4 fratelli Carrara di Amora Bassa (Aviatico) combattenti e caduti nella Prima Guerra Mondiale

GLI ARTICOLI

“Araberara – 12 Marzo 2010 Bassa Valle Seriana”

NEMBRO: LA VITA DI IERI AI PIEDI DELLA CORNAGERA

“Lassù dove si toccava il cielo”,

di Aurora Cantini

La vita quotidiana negli anni immediatamente precedenti il boom economico in una piccola contrada di montagna affacciata sulla valle Seriana, in linea d’aria a poche centinaia di metri dal fondovalle dove ferve la vita industriale, è il soggetto dei quadri autentici che Aurora Cantini ha tracciato nel suo ultimo libro Lassù dove si toccava il cielo, il primo suo di narrativa, dopo le brillanti prove poetiche che l’hanno fatta conoscere ed apprezzare. Il centro delle vicende narrate con prosa chiara ed efficace è Amora Bassa: un gruppo di case di contadini – allevatori che devono procurarsi il foraggio sui pendii erti che scendono dall’altopiano di Selvino – Aviatico verso il territorio di Albino; il lavoro è basato sui ricordi di suo marito Oliviero che giorno dopo giorno ha raccontato la storia della sua famiglia e quella degli uomini e delle donne che hanno strappato ad una terra avara le magre risorse per una vita di dignitosa povertà. Programmaticamente Aurora Cantini si propone con questo suo libro, ricco di poesia e di affetto, di non permettere «che la polvere dell’indifferenza ricopra la memoria della montagna e il respiro delle contrade ormai svuotate». Ci è riuscita. (gpv)

RIVISTA “Ol Giupì” 25 dicembre 2009

INCONTRO CON L'AUTORE: Aurora Cantini Libreria Mondadori Lovere, Lassù dove si toccava il cielo

Lassù dove si toccava il cielo, Edizioni Villadiseriane

LA PREMIAZIONE

DONNE LOMBARDE

Vincitrice II Edizione Concorso di prosa “Donna, mamma, amica mia” 2008

(8 marzo, Giornata della Donna, Calvenzano Bergamo)

“Dalla veranda delle cascine di campagna, ecco, appaiono loro, le nostre donne, avvolte nei loro grembiuli a fiori, attaccate alla terra dei loro padri e ai loro uomini lontani.
Donne che parlano poco, gli sguardi silenziosi ma fermi, pungenti come capocchie di spillo, severi. Scavate nel volto e nel cuore, col rosario in mano, riservate ma attente, nell’attesa di un ritorno.
Stanno appoggiate al silenzio di pietre vecchie, il volto brunito sfaldato dalle intemperie dell’amore. Osservano il cielo e i campi: sanno che il loro tempo e quello del loro cammino sta per finire.
Trascorrono il tempo con negli occhi la tenerezza calda del pianto, mute figure mescolate alla notte, senza sonno.
Raccogliamo noi le loro storie, continuiamo noi il loro passo, portiamole lontano, oltre la fatica e il distacco, oltre il sentiero lungo i canali, oltre l’alba buia di gennaio; diamo voce ai loro sogni di donna, di ragazza ancora leggera, di mamma china sulla culla. Di loro cosa rimarrà se non i ricordi che solo noi possiamo portare avanti?” (AurCant, dal libro “Lassù dove si toccava il cielo”, pagina di introduzione)

LA PRESENTAZIONE ALLA MONDADORI LOVERE

Aurora Cantini e il giornalista Pasquale Sterni alla presentazione del libro "Lassù dove si toccava il cielo" sullavita contadina bergamasca

Aurora Cantini e il giornalista Pasquale Sterni alla presentazione del libro “Lassù dove si toccava il cielo” sulla vita contadina bergamasca

Oggetti del mondo contadino della montagna bergamasca per il libro "Lassù dove si toccava il cielo" di Aurora Cantini

Oggetti del mondo contadino della montagna bergamasca per il libro “Lassù dove si toccava il cielo” di Aurora Cantini

Oggetti del mondo contadino della montagna bergamasca per il libro "Lassù dove si toccava il cielo" di Aurora Cantini

Oggetti del mondo contadino della montagna bergamasca per il libro Lassù dove si toccava il cielo di Aurora Cantini

LE SERATE CULTURALI

♥ A Cornalba, in Valle Serina, serata di vita contadina:

Serata a Cornalba, Valle Serina

♥ A Poscante di Zogno, Valle Brembana,

tributo alle donne di montagna nel Memorial Tiziana Ruggeri:

Serata a Poscante di Zogno, Valle Brembana

♥ A Sedrina, Aperitivo con l’autore

Incontri con l’autore, Aurora Cantini

♥ A Piazza Brembana, Valle Brembana in lettura

Una Valle in lettura, Aurora Cantini

 

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