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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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Rosso Tramonto Altopiano Selvino Aviatico

Shoah, Giorno della Memoria, 27 Gennaio

Per tutti i bambini vittime delle guerre,

per tutti i bambini perduti al cuore,

per tutti i bambini strappati al cielo…

“Ora sono nel vento…”

LA MIA POESIA

BIMBA DEL KOSOVO

Apristi gli occhi
–acque chiare-
in uno sfondo cupo di tempesta.

E passò su di te il vento.

(Da Nel migrar dei giorni 2000)

Amora Alta foto di Aurora Cantini

UNA MIA RIFLESSIONE

La solitudine dell’uomo  avanza sul filo dell’orizzonte, artiglia anima e cuore di chi, spaesato, arranca lungo i viali. Intorno solo silenzio, schegge di acciaio e cemento svettanti fino al cielo, nubi basse come corona al dolore dell’uomo. Porta il grigio di sere solitarie, il gelo delle finestre vuote sul mondo. Questa solitudine si stende sui prati senza voci di bimbi, né giochi, né tramonto rosso. In ogni tempo, in ogni luogo i bambini vengono offerti come fiori di sacrificio alla divinità dell’uomo. E il loro muto grido echeggia nelle stanze vuote della memoria. Ma l’uomo non vuole ascoltare.

POESIE DI DUE BAMBINE DELLE SCUOLE PRIMARIE

UN SOGNO AD OCCHI APERTI

 Io ho un sogno,

volo nel cielo,

canto una canzone,

gioco sulle nuvole

e ballo con gli uccellini.

Parlo con il sole,

è una meraviglia,

volo con la mia bici,

vedo un arcobaleno smagliante

nel cielo azzurro.

 E’ un sogno ad occhi aperti.

(Neva)

IO HO UN SOGNO DA TUTTA LA VITA

Io ho un sogno da tutta la vita.

Desidero volare il cielo,

raccogliere i frammenti di stelle

e spargerli sulle persone

che non hanno più la speranza

dentro di loro

e illuminargli il cuore.

Desidero raggiungere le nuvole

e saltellarci sopra leggermente.

Infine voglio entrare

nel magico paradiso

e abbracciare il giovane spirito nella gioia.

(Sofia)

GLI APPROFONDIMENTI

Qui di seguito altre poesie a tema:

I diritti dei bambini in poesia

e anche Piccola profuga.

Per saperne di più sulla Giornata Mondiale dell’Infanzia si può cliccare qui: http://www.giornatamondialedelbambino.org/ 

 

 

diploma concorso poesia Giuseppe Longhi sezione studenti

diploma concorso poesia Giuseppe Longhi sezione studenti

Concorso Internazionale di poesia e prosa

“Giuseppe Longhi” Romano di Lombardia,

Sezione Poesia Studenti 22 dicembre 2011

LA POESIA SECONDA CLASSIFICATA

ERI TU…

Eri tu…
Calde spiagge e alte palme,
l’atmosfera del tramonto
che addormenta conchiglie e ricordi,
prati di tulipani e margherite,
vola, gioca e balla
con un girotondo di fate solari,
chiudi gli occhi  e pensa di addormentarti
sulle onde del mare
e sogna mille giorni felici!
Eri tu…
bambino d’Africa.

(Gloria A. Classe quarta Scuola Primaria di Pradalunga)

Luce d’Altopiano, foto di Aurora Cantini

BAMBINI CHE SCRIVONO

“Caro diario, oggi per te non ho segreti. Mi piace tanto il profumo delle pagnotte o del pane appena sfornato, i fiori perché sono colorati e profumati, l’arcobaleno perché sembra una scia che ti trasporta chissà dove, le pietre perché sono luccicanti e rare, i dolci perché sono deliziosi, gli orecchini perché risaltano il viso di una persona, i vasi perché sono originali e di ceramica o vetro, le altalene perché sembra di volare, la neve perché è fresca e pura… Detesto il sole molto afoso o secco, le pettegole perché vanno sempre a spifferare tutto, i giornalisti o pubblicitari che intervistano o disturbano le persone, l’inchiostro perché sporca le mani, gli insetti perché sono piccoli e a volte fastidiosi come le mosche, i film horror, le persone che mostrano indipendenza o che ti mettono sulle spine.

Per me una persona è mia amica quando è solare, intelligente, simpatica, sincera e sa quando è il momento giusto di scherzare oppure di consolarti, non parla male degli altri e non è una pettegola, è responsabile e non infantile ma a volte si può fare qualche eccezione. Vorrei tanto essere un’aquila così posso volare alla velocità del vento, oppure vorrei essere un cavallo selvaggio come Spirit per correre in praterie, libero e vorrei tanto visitare tutto il mondo, compresi anche i villaggi.

Mi sento sola quando litigo con le mie amiche e poi non ho più nessuno con cui giocare, quando sono triste, piango e non c’è nessuno che mi può consolare. Infine vorrei dirti: mi accetto per quello che sono e certe volte mi rendo fortunata ad avere delle cose così belle, mentre altri invece purtroppo non le possono avere. Vorrei dirti che anche se sei un diario e non puoi comprendere i miei sentimenti o le mie emozioni non fa niente, e poi anche tu sei molto fortunato, perché alcune persone hanno molta fiducia e sicurezza con te, anche se sei un piccolo diario. (Gloria)

Concorso letterario “Parole rubate al pensiero”

indetto dal Granducato di Alzano Lombardo Bergamo

Poesia quarta classificata
OCCHI DI BIMBO – PRINCE  (una poesia per Haiti)

Dietro il lago d’ombra
soffoca il pianto
il bimbo sperduto
e muto osserva
il mondo devastato.

Raccoglie polvere e sudore,
palpiti di ricordi,
parole taciute
dietro le mani.

Tace il bimbo sperduto
ma gridano gli occhi,

e chiamano.
Risponderà qualcuno? (Aur Cant)

I LINK ALL’EVENTO

http://granducatoalzanosopra.it/il-concorso.html

LE NOTIZIE DEL PREMIO

http://granducatoalzanosopra.it/premio-cartiere-p-pigna.html

IL TESTO DELLA POESIA

la lettura

TRA POESIA E SCULTURA

OCCHI DI BIMBO, Prince scultura di Luigi Oldani

OCCHI DI BIMBO, Prince, scultura di Luigi Oldani

EMERGENZA HAITI

Due anni sono passati da quel terribile terremoto, sono felice che questa poesia, che racconta il dramma dei bambini, abbia ricevuto un riconoscimento in un concorso letterario.
Con lo scultore Luigi Oldani di Dalmine l’anno scorso ho partecipato al Progetto “Emergenza Haiti” in appoggio all’Associzione “Francesca Rava” Onlus per raccogliere fondi in aiuto ai bambini terremotati di Haiti, come spiegato a Bergamonews: Bergamonews, una poesia per Haiti

DAI BAMBINI PER I BAMBINI

Chi meglio di un bambino può lanciare un messaggio di amore verso altri bambini? Il ponte che solo l’innocenza dell’infanzia può creare riesce forse ad abbattere le barriere del pregiudizio e dell’indifferenza, perché quando soffre un bambino soffre l’Umanità intera. E negli sguardi dei bambini troviamo lo specchio della nostra fragilità, del nostro essere nulla di fronte al dolore, perché tutti noi siamo stati bambini e sappiamo bene come stanno le cose, come è trasperente e vulnerabile la loro anima.

LE PAROLE DI DUE ALUNNE DI QUINTA ELEMENTARE

IL LUOGO DEL MIO CUORE

“C’è un luogo nel mio cuore dove vorrei vivere, crescere e sognare. Cari bambini del mondo, ho trovato il mio luogo del cuore, si trova nei cieli più azzurri e vivaci, potete venire tutti per conoscervi  e stare insieme. Con le nuvole potremo vedere dall’alto i nostri desideri, i momenti più belli, incontrare gli amici perduti. Nel mio cielo si trova l’arcobaleno dove si può ammirare il futuro e il passato dell’Universo, per trovare un sorriso nel proprio cuore.” (Chiara)

AIUTAMI,O SPERANZA

Io ho un sogno,

liberare il mondo dalla guerra,

la speranza di un bambino,

la speranza di tutti i cuori

voglio che il mondo sia libero,

libero come il mare,

la colomba bianca voli,

voli e non rimanga imprigionata,

un bambino può cambiare,

cambiare il mondo!

Amo il mondo!

Aiutami, o speranza,

salva il mondo!

(Sara)

i poeti Aurora Cantini e Maurizio Noris Albino

I poeti Aurora Cantini e Maurizio Noris ad  Albino

POESIA E MUSICA IN LIBERTÀ

Domenica 18 dicembre 2011

Auditorium Città di Albino ore 17,30
Intrattenimento musicale su temi settecenteschi del musicista Marcello Conca
Lettura di poesie di autori vari

il paesino di Amora dall'alto della Cornagera -Altopiano di Aviatico-

Il paesino di Amora dall’alto della Cornagera -Altopiano di Aviatico-

 

LE PAROLE DEL CUORE

Liquide, le parole del cuore
si depositano sui nostri giorni,
rinsaldano orizzonti nuovi,
ravvivano fuochi spenti,
rendono pace al riposo
e consolazione alla vita.

Sono attimi di silenzio
nel vorticare del mondo. (Aur. Cant.)

Il piacere più bello è ascoltare i versi più spontanei scritti da chi di solito non si dedica alla poesia, cittadini comuni, che nella vita quotidiana si dirigono verso mete più pragmatiche. Eppure ogni cuore è poeta. Il cuore palpita nei sussurri mai detti.

I versi sono una medicina per l’anima, una consolazione allo sfasamento e alle solitudini di oggi. Un verso è veloce come ogni nostro passo e ci accompagna lungo ogni nostro respiro, insaziabile e pungente. Sorregge il cammino, riempie le notti, allontana la paura: ogni poesia è una storia che rivive, sfolgorante, e parla all’umanità attraverso la voce di uno solo.

Parlando di poesie vorrei riportare le parole che Francesco Bianconi, leader dei  Beaustelle disse in un’intervista a L’Eco di Bergamo del 28 luglio 2010: «Affermando che ci vorrebbero più poeti e meno cantanti volevo dire che viviamo in una società dove essi tendono ad essere figure marginali, senza riconoscerne il valore. Invece viviamo in un’epoca ricca di cantanti e attori spettacolari, calati in un mondo spettacolarizzato. I poeti sono figure anacronistiche (fuori moda), ma bisognerebbe riscoprirle e lasciarle parlare.» Daniela Morandi

Ecco anche l’edizione 2012:

qui la presentazione

 

In  poesia il senso di attesa

per Santa Lucia

dal libro Nel migrar dei giorni 2000

UN BIMBO

Lunga la sera avanza
e dietro i vetri
un bimbo guarda lontano
e sogna.

Si riempiono gli occhi
di rossi tramonti
e nebbie sparse
che occhieggiano dai colli.

Si coprono gli occhi
di ridenti sorrisi
e orizzonti chiari
da afferrare con le mani.

Occhi di bimbo riflessi nel buio.

Un luccicore sul vetro
che pare una lacrima
subito spento.

(Aur Cant)

il piccolo Oscar al Roculì di Amora 1985

Il piccolo Oscar al Roculì di Amora 1985

MEMORIE CONTADINE

L’ATTESA DI SANTA LUCIA PER I BAMBINI DI UN TEMPO

Santa Lucia dei bambini bergamaschi negli Anni Cinquanta,

(brani tratti da “Lassù dove si toccava il cielo”

Villadiseriane, 2009)

http://www.imieilibri.it/?p=8207

“(…) La mattina di Santa Lucia, “Santa Lösséa” in bergamasco, accanto all’urna di vetro della Maria Bambina Nascente dove la sera prima erano stati deposti una ciotola d’acqua e una manciata di fieno e “miscèla” -la farina data alle mucche- per l’asinello, i bambini scoprivano i doni: quaderni, matite, oppure i “basì”, caramelline zuccherate che venivano trovate anche sparse sulle scale, come fossero state davvero dimenticate dalla Santa.

L’ultima Santa Lucia è arrivata quando ero in quarta elementare e consisteva nel mio primo camioncino di plastica gialla, bellissimo. Mia sorella invece ricevette una bacchetta di legno dipinta d’argento: per lei fu un enorme dolore scoprire che probabilmente non si era comportata correttamente. Più tardi capii che l’argento della bacchetta era lo stesso usato per ridipingere ad ogni primavera le canne della stufa in cucina. Avevo scoperto il mistero.

L’anno successivo mi alzai impaziente e ciabattai fino alla camera Bella tra il “barbèlà de frècc”, ma vicino all’urna non c’era nulla: avevano capito che io sapevo. Scesi da basso e ritto nel mio corto pigiama di flanella, soffocando il groppo in gola che rischiava di sommergermi, esclamai alle donne indaffarate in cucina: “Me adès ‘ndó a servì mèsa. Quando torno voglio trovare i miei doni”. Ancora oggi rivedo gli occhi azzurri pieni di dispiacere di mia madre, muta davanti a me, le sue mani screpolate che serravano tremanti la “bigaröla”, il grembiule. Trovai alcuni mandarini, due arance, qualche noce, ma per me l’infanzia era finita.(…)”

Altamente 28 novembre 2011 AVSI e Luigi Oldani per l’emergenza in Corno D’Africa, con la poetessa Aurora Cantini

In cerca di cibo Luigi Oldani

In cerca di cibo, di  Luigi Oldani

In cerca di cibo Luigi Oldani

In cerca di cibo, di  Luigi Oldani

IN CERCA DI CIBO,

di Don Giovanni Lombarda

“Tutta la Storia, di ieri e di oggi, da Oriente ad Occidente, è percorsa dallo stesso grido: “Aiutami!”. Culture, filosofie, religioni si trovano unanimi nel riconoscere la promessa ed il compito della Vita: la cura dell’altro, che incrocia l’esistenza fatta teatro d’amore, dove non si recita, ma si consuma la salvezza.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”: dal cuore pulsante dell’umanità tutta si erge dignitosa e grave la voce muta di chi attende e spera, guarda e tace, apre la mano e porge un piatto vuoto: “Cerca aiuto il bambino scarno che domanda cibo a sua madre, si aspetta pane la piccola innocente, martire suo malgrado, dagli occhi spenti che succhia una foglia, sfida la sorte il giovane guerriero, disarmato e muto, che pretende cura dal domani… Il gruppo delle giovani e nuove pie della via dolorosa, fissa il passante e straniero e denuncia la tua indifferenza; la bella ragazza assiste incredula al dramma della fame. Così l’Umanità si mette in fila, uno dopo l’altro, bambini e bambine del corno d’Africa, attendendo che il piatto vuoto si riempia di pane.

DIECI LITOGRAFIE

L’artista dalminese Luigi Oldani ha raffigurato in 10 litografie questo dramma che si consuma sotto i nostri occhi, circondato sovente dal silenzio di molti. Nei suoi disegni Oldani mette in risalto lo sguardo e il silenzio: fissando queste immagini ci sentiamo guardati, giudicati, interpellati… eppure tutto tace. Non è richiesto di imbastire discorsi, ma di aprire le mani. A parlare è la Fame, la Paura, il Volto; parla l’Esser-ci divino che abita in loro, parla Gesù Cristo che abita in loro. Come si farebbe lieta la Vita se cominciassimo ad essere migliori! Questa è la sensazione che si prova davanti a questa opera artistica: il grido “Aiutami!” ci entra dentro, fino in fondo all’anima, e ci unisce a quella catena umana di uomini e donne di buona volontà che hanno risposto generosamente alla povertà dei Popoli. Anche noi, in cerca di cibo, per tutti i figli del Padre nostro. All’artista Luigi Oldani va il merito di averci posti davanti alle nostre responsabilità.” (Don G.Lombarda)

L’INIZIATIVA

Per approfondire l’importante iniziativa

www.avsi.org

http://www.oldani.it/arte_frame.htm

 

LA NOTIZIA
http://ecodibergamo.it/stories/Cultura%20e%20Spettacoli/252050_seriate_pensa_al_corno_dafrica_fondi_per_lemergenza_umanitaria/

IN CERCA DI CIBO,

di Don Giovanni Lombarda

“Tutta la Storia, di ieri e di oggi, da Oriente ad Occidente, è percorsa dallo stesso grido: “Aiutami!”. Culture, filosofie, religioni si trovano unanimi nel riconoscere la promessa ed il compito della Vita: la cura dell’altro, che incrocia l’esistenza fatta teatro d’amore, dove non si recita, ma si consuma la salvezza.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”: dal cuore pulsante dell’umanità tutta si erge dignitosa e grave la voce muta di chi attende e spera, guarda e tace, apre la mano e porge un piatto vuoto: “Cerca aiuto il bambino scarno che domanda cibo a sua madre, si aspetta pane la piccola innocente, martire suo malgrado, dagli occhi spenti che succhia una foglia, sfida la sorte il giovane guerriero, disarmato e muto, che pretende cura dal domani… Il gruppo delle giovani e nuove pie della via dolorosa, fissa il passante e straniero e denuncia la tua indifferenza; la bella ragazza assiste incredula al dramma della fame. Così l’Umanità si mette in fila, uno dopo l’altro, bambini e bambine del corno d’Africa, attendendo che il piatto vuoto si riempia di pane.

DIECI LITOGRAFIE

L’artista dalminese Luigi Oldani ha raffigurato in 10 litografie questo dramma che si consuma sotto i nostri occhi, circondato sovente dal silenzio di molti. Nei suoi disegni Oldani mette in risalto lo sguardo e il silenzio: fissando queste immagini ci sentiamo guardati, giudicati, interpellati… eppure tutto tace. Non è richiesto di imbastire discorsi, ma di aprire le mani. A parlare è la Fame, la Paura, il Volto; parla l’Esser-ci divino che abita in loro, parla Gesù Cristo che abita in loro. Come si farebbe lieta la Vita se cominciassimo ad essere migliori! Questa è la sensazione che si prova davanti a questa opera artistica: il grido “Aiutami!” ci entra dentro, fino in fondo all’anima, e ci unisce a quella catena umana di uomini e donne di buona volontà che hanno risposto generosamente alla povertà dei Popoli. Anche noi, in cerca di cibo, per tutti i figli del Padre nostro. All’artista Luigi Oldani va il merito di averci posti davanti alle nostre responsabilità.” (Don G. Lombarda)

 

GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA

Laghetto ghiacciato a Monaco di Baviera

Laghetto ghiacciato nella Foresta  di Baviera

CUORE DI BIMBO,

poesia dal libro Fiori di campo 1993,

rieditato 2011

-contro la violenza all’infanzia-

Non si ode più
lo stridio
di rugginosi tormenti
per l’anima.

Solo l’agonia
di  nuovi livori
e foschi presagi.

(Aur Cant)

IL COMMENTO

Commento critico di  Paola Portesi Toia: “Questa poesia contro la violenza all’infanzia, giunge a noi come una pugnalata: poche parole squarciano l’orizzonte e ci mostrano l’atrocità di cui l’uomo è capace. Un bimbo è la vittima. Il suo futuro irreparabilmente compromessso.”

LE VOCI DEI BAMBINI PER I BAMBINI

Chi meglio di un bambino può lanciare un messaggio di amore verso altri bambini?Il ponte che solo l’innocenza dell’infanzia può creare riesce forse ad abbattere le barriere del pregiudizio e dell’indifferenza, perché quando soffre un bambino soffre l’Umanità intera. E negli sguardi dei bambini troviamo lo specchio della nostra fragilità, del nostro essere nulla di fronte al dolore, perché tutti noi siamo stati bambini e sappiamo bene come stanno le cose, come è trasperente e vulnerabile la loro anima.

Scrive un’alunna delle scuole primarie: “C’è un luogo nel mio cuore dove vorrei vivere, crescere e sognare. Cari bambini del mondo, ho trovato il mio luogo del cuore, si trova nei cieli più azzurri e vivaci, potete venire tutti per conoscervi  e stare insieme. Con le nuvole potremo vedere dall’alto i nostri desideri, i momenti più belli, incontrare gli amici perduti. Nel mio cielo si trova l’arcobaleno dove si può ammirare il futuro e il passato dell’Universo, per trovare un sorriso nel proprio cuore.” (Chiara)

AIUTAMI,O SPERANZA

Io ho un sogno,

liberare il mondo dalla guerra,

la speranza di un bambino,

la speranza di tutti i cuori

voglio che il mondo sia libero,

libero come il mare,

la colomba bianca voli,

voli e non rimanga imprigionata,

un bambino può cambiare,

cambiare il mondo!

Amo il mondo!

Aiutami, o speranza,

salva il mondo!

(Sara)

Luigi Oldani per l’Africa

LA RICORRENZA

Tutti i riferimenti normativi e la storia della Ricorrenza si possono leggere qui: http://www.giornatamondialedelbambino.org/ 

e qui altre composizioni dei bambini per i bambini:

Cuori di bimbi

 

Premio letterario internazionale

L’integrazione culturale per un mondo migliore

Consolato dell’Ecuador a Milano

Sabato 29 ottobre ore 18.00,

Centro Congressi della Provincia di Milano

http://expolatinos.blogspot.com/2011/11/una-serata-di-cultura-universale-nel.html

Premio letterario internazionale CEAC Ecuador sezione letteratura Milano, la sala del Centro congressi della Provincia

Premio letterario internazionale CEAC Ecuador sezione letteratura Milano, la sala del Centro congressi della Provincia

Guaman allende, Direttore del Premio e Ninnj Di Stefano busà, Presidente della Giuria Premio letterario internazionale CEAC Ecuador sezione letteratura Milano, la sala del Centro congressi della Provincia

Guaman allende, Direttore del Premio e Ninnj Di Stefano busà, Presidente della Giuria Premio letterario internazionale CEAC Ecuador sezione letteratura Milano, la sala del Centro congressi della Provincia

Premio letterario internazionale CEAC Ecuador sezione letteratura Milano, la sala del Centro congressi della Provincia

Premio letterario internazionale CEAC Ecuador sezione letteratura Milano, la sala del Centro congressi della Provincia

Premio letterario internazionale CEAC Ecuador Milano La Console Generale per l'Ecuador Dottoressa Narcisa Soria Valencia, a sinistra, insieme alla poetessa e Presidente di Giuria Ninnj Di Stefano Busà

La Console Generale per l’Ecuador Dottoressa Narcisa Soria Valencia, a sinistra, insieme alla poetessa e Presidente di Giuria Ninnj Di Stefano Busà

Il Direttore del Centro di Arte e Cultura Ecuador CEAC: Guaman Allende La Console Generale per l'Ecuador Dottoressa Narcisa Soria Valencia, a sinistra, insieme alla poetessa e Presidente di Giuria Ninnj Di Stefano Busà

Il Direttore del Centro di Arte e Cultura Ecuador CEAC: Guaman Allende La Console Generale per l’Ecuador Dottoressa Narcisa Soria Valencia, a sinistra, insieme alla poetessa e Presidente di Giuria Ninnj Di Stefano Busà

Qui il link per Alessandro Quasimodo durante la cerimonia di Premiazione:

Alessandro Quasimodo premia una concorrente con Guaman Allende a destra

Cantini Aurora Premio CEAC Ecuador Milano

Cantini Aurora Premio CEAC Ecuador Milano

IL PREMIO

Giuria
POESÍA:
Rodolfo Vettorello (Presidente) Alessandro Quasimodo, Carmen Rivadeneira Bustos, Michael Rothenberg, Maurizio Cucchi, Franco Loi.
RACCONTO:
Hafez Haidar (Presidente), Carmelo Consoli, Sveva Casati Modignani, Gianni Vattimo, Natacha Sanchez, Davide Rondoni.
FOTOGRAFÍA:
Nicolò Leotta (Presidente), Daniele Gallo, Marisela Morales, Eleanor Franchi, Carla Soria, Karla Yoselyn Cobeñas.

Presidente del Premio Guaman Allende.
Presidente onorario Narcisa Soria Valencia.

EMIGRANTE DI RITORNO ALLA SUA VALLE,

poesia da Uno scrigno è l’amore, 2007

Ho lasciato

che i miei passi fuggissero oltre l’orizzonte

alla ricerca del punto più caldo del cuore.

Ho lasciato

che i miei occhi catturassero i colori

del vento sulle colline

per disperderli poi

in una folle corsa lungo la pianura.

Ho lasciato che le mie labbra

non pronunciassero più il tuo nome.

Io, fuggitivo di notte come le falene

tra i grappoli d’uva di settembre,

nascosto dalle nebbie del lago

ora, ramingo,

ritorno laddove

i pensieri si sono interrotti,

là dove nasce il sogno,

annidato tra i solchi della fatica .

Io, emigrante di ritorno alla sua Valle.

Dall'alto della roccia dolomitica della Cornagera, in Valle Seriana, Bergamo, si accuccia il piccolo borgo di Ganda, ormai abitato solo in estate; sembra attendere un ritorno antico, nell'avanzare dell'autunno.

Dall’alto della roccia dolomitica della Cornagera, in Valle Seriana, Bergamo, si accuccia il piccolo borgo di Ganda, ormai abitato solo in estate. Sembra attendere un ritorno antico, nell’avanzare dell’autunno.

EMIGRANTI DEL DOPOGUERRA

I giovani che, dopo la guerra, partivano dalla Valle Brembana per cercare lavoro all’estero, si sentivano lacerati, in colpa, divisi tra due mondi, ma nello stesso tempo desiderosi di andare, di scoprire. Eppure partirono senza che né il pianto delle madri, né le grida dei padri, perché li lasciavano soli ad occuparsi di tutto il lavoro con le bestie, riuscissero a far loro cambiare idea. Erano decisi, tenaci, baldanzosi: volevano cambiare la loro condizione.

Quando tornarono è stato come riscoprire la loro vera identità, per vivere consapevolmente la montagna, consci di quell’eredità che aveva permesso loro di superare la linea del campo e volare oltre l’orizzonte, senza dimenticare le radici che li avevano fatti uomini, la vita di un tempo e la fatica dei genitori.

EMIGRANTI DEGLI ANNI SETTANTA

Chi era ragazzo negli Anni Settanta in Valle Brembana conosce bene la fatica del pendolarismo e la necessità di scendere in pianura per trovare lavoro, come riportato in un passo del mio libro Lassù dove si toccava il cielo: “L’austero Arera incombeva su di me e io, aggrappato ai rami più alti degli alberi di ciliegie selvatiche, sognavo di evaporare via  come un’aquila in volo. A quindici anni non ne potevo più di stare qui, sepolto tra le montagne come la neve che si accumula nei lunghi e freddi mesi invernali. Mi sentivo in gabbia, morto prima del tempo.

Vedevo gli altri ragazzi,  i turisti, i villeggianti, venire quassù in vacanza, senza alcun pensiero, portando vita e movimento al paese, pronti a scoprire il Sentiero dei fiori e delle farfalle, o salire ansanti fino al Rifugio Calvi, e poi ancora Branzi, Foppolo, le piste da sci. «Come siete fortunati voi che vivete qui» esclamavano pieni di stupore con le loro cartine in mano, mentre noi del paese eravamo sempre indaffarati nelle mille incombenze della stagione estiva o nei campi per il  fieno, tra temporali e mandrie all’aperto. Poi a settembre arrivavano le nuvole basse, che si portavano via la luce e la vivacità: tutto ritornava silenzioso, immobile, come già in letargo.

Anche il lago si chetava dei bagnanti, diventava spento e opaco, come senza riflesso. Io mi recavo al costone e sognavo di librarmi sopra l’orizzonte, giù verso Branzi e oltre, fino a svanire lontano. Finché convinsi mio padre a darmi ascolto: volevo studiare nella grande città, volevo realizzarmi. Ma non ero davvero felice, mi mancava qualcosa. Qui ero qualcuno, là nessuno, solo uno dei tanti.”

Per altri approfondimenti sulla condizione degli emigranti bergamaschi ecco il link:

Lettere dagli Emigranti

Il giornalista Paolo Barcella nel suo libro sull’emigrazione bergamasca scrive che dal 1946 al 1976 sono stati 2 milioni e trecentomila gli emigranti in terra di Svizzera, più del doppio che verso la Germania o la Francia.

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