“Lassù dove si toccava il cielo” nel video di Antenna2TV, la vita contadina sotto la Cornagera

Nel video ad ANTENNA2TV

la vita contadina sotto la Cornagera narrata nel libro

“Lassù dove si toccava il cielo”

il video su Antenna2TV

LASSU' DOVE SI TOCCAVA IL CIELO -Amora e la vetta della Cornagera nell'agosto 1955, solo poche case, la chiesa e il cimitero sul pendio-
LASSU’ DOVE SI TOCCAVA IL CIELO -Amora e la vetta della Cornagera nell’agosto 1955, solo poche case, la chiesa e il cimitero sul pendio-

Il paesino di Amora e la vetta della Cornagera fotografati nell’agosto 1955, solo poche case, la chiesa a mezza costa e il piccolo cimitero solitario sul pendio. Narrare i contadini di un tempo non lontano, con la gerla sulle spalle e  i covoni sparsi lungo il pendio, narrare i bambini degli Anni Cinquanta con le cartelle usate come slitta nella neve, le interminabili Processioni e il dutrinì, narrare le donne sfiorite a quarant’anni, chine sul paiolo della polenta, col rosario in mano e il cestino delle uova. Narrare…

INCIPIT

“Amora negli anni cinquanta era divisa in due contrade, ancora oggi abbastanza distinte: una appena sotto la Cornagera, l’altra più in basso, a incombere sull’abitato di Bondo Petello, cui si giungeva tramite uno sterrato assai praticato, che nell’altro senso prima di proseguire per Aviatico in una strada carrozzabile, si collegava ad Amora Alta con una mulattiera a gradoni. Nel mezzo, come un giudice imparziale tra campi coltivati su morbidi pendii, la chiesa parrocchiale di San Bernardino e poco sotto il cimitero. Di fronte la nera cintura del Misma e sullo sfondo il profilo degli Appennini. Il tutto in precario equilibrio sul verde dei prati. Bastava allungare le dita e sembrava di toccare il cielo. (…)

Il mio primo ricordo risale a quando avevo circa quattro anni. Nei mesi invernali tornavano in paese i numerosi giovani emigranti, che avevano trovato lavoro in Svizzera come muratori e carpentieri, oppure in Francia come minatori, vignaioli o mietitori; erano festeggiati al pari degli eroi, loro che avevano superato le montagne e visto luoghi e persone distanti anni luce dall’umile mondo contadino. Questi ritorni erano eventi quasi magici, con storie raccontate mille e mille volte fino a notte fonda nelle stalle dell’una o dell’altra famiglia e con doni per tutti, originali e sorprendenti. Io ricevetti il mio primo pezzo di cioccolato svizzero, che mi portai in tasca a lungo, mangiucchiandolo parsimonioso per timore che finisse presto. Ma una notte un topolino rosicchiò il fondo della stoffa, attirato anch’esso dal dolce profumo e al mattino, nel percorrere il sentiero verso il prato, mi accorsi che la tasca era vuota. Piansi tutte le mie lacrime per quel dono perso, così prezioso. Nel maggio successivo, come quasi tutti i bimbi a quell’età, imboccai per la prima volta il tracciato che conduceva a Predale, per andare a raccogliere il fieno “in da àl”, nella valle, dove era dislocata una penzana di proprietà di un abitante di Amora Bassa, che ci permetteva di tenere le mucche in affitto. (…)”

(Brani tratti dal libro di narrativa sulla civiltà contadina di montagna  Lassù dove si toccava il cielo Edizioni Villadiseriane, 2009)

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